Il Giorno domenica 27/4/2003

Se Fido è allergico primavera per lui vien «grattando»

Brianza. Giari ha scoperto la primavera. Il campo dietro casa sua è diventato di botto una prateria. Più che scorrazzare, salta come un canguro (piccolo e nero) in mezzo a quel mare verde alto mezzo metro. Si diverte un sacco anche a rincorrere le farfalle e i «bombi», quegli insetti buffi e tondi, cicciotelli, che annunciano l'arrivo della bella stagione andando a rimpinzarsi sui fiori più succulenti. Giari non ha ancora imparato che i bombi non sanno stare agli scherzi, soprattutto quelli di un cucciolo di cane, e prima lo pungeranno. Amen. Imparerà a lasciarli in pace. Dovrà imparare tante altre cose, purtroppo a sue spese, prima di diventare un cane adulto e saggio.
L'arrivo della primavera, per i soggetti (umani) allergici, è una vera tragedia perchè segna l'inizio, anzi l'esplosione, di riniti e crisi d'asma. Ma anche i cani possono soffrire di allergie, proprio come le persone: alle graminacee, ai pioppi, agli aceri, ai fiori dell'ambrosia. Per loro fortuna, più che problemi respiratori (ci sono anche quelli ma molto raramente), ai cani le allergie provocano forme di prurito e dermatiti, soprattutto intorno agli occhi e vicino alle orecchie, dove possono anche comparire alopecie, cioè zone dove il pelo si dirada.
Che si può fare? Non molto: evitare di portare il cane nelle zone «a rischio» e, se le dermatiti non passano, ovviamente chiedere consiglio al vostro veterinario.
Il vero «pericolo verde», però, arriverà tra un po', dopo il taglio dell'erba. Il rischio si chiama «forasacco»: sono le spighette che cadono a terra dopo il taglio. Diventate secche, rappresentano un pericolo insidiosissimo per i cani: si infilano, attraverso le orecchie, nel padiglione auricolare, oppure nelle zampe: possono provocare ferite e addidittura perforare il timpano.
Quindi, le corse su un prato appena «tosato» sono da evitare accuratamente. In ogni caso, se è un cane a pelo lungo, sarà meglio accorciarglielo un po'. E, al rientro, controllare sempre accuratamente le zampe fra le unghie e le orecchie, fuori e dentro.
Ma tutte queste raccomandazioni valgono anche per i gatti espoloratori? Macchè. Come al solito, ganzi e sgamati, se la cavano da soli. Intanto, corrono come fulmini, e poi, appena sentono qualcosa di estraneo, tipo appunto la mefitica spiga forasacco, ci pensano da soli, grattandosi e aiutandosi con i denti, a strapparla via dal pelo.
La primavera nasconde un'altra insidia, per Fido: il mal di pancia da costina di maiale. L'espressione non sarà da manuale medico, ma rende l'idea. Se fate un giro negli ambulatori veterinari in questo periodo, scoprirete che registrano un boom di «pazienti» canini con occlusioni intestinali, vomito e diarrea. La colpevole è sempre «lei»: la costina, regina delle grigliate con cui diamo il benvenuto alla bella stagione. Non fatevi commuovere dallo sguardo languido del vostro cane che si mette sottovento davanti al barbecue: gli ossi e le costine da rosicchiare gli fanno male e possono procurargli un sacco di guai.
laura.accordino@ilgiorno.it


Gazzetta del Sud domenica 27/4/2003

Le associazioni animaliste lanciano l'allarme: il giro di vite
contro ogni forma di maltrattamento è servito a poco
«Troppi gli animali abbandonati per strada, e adesso arriva l'estate...»

di Marianna Barone

A due mesi dall'approvazione della «Carta dei Diritti degli animali», i rappresentanti delle associazioni animaliste di Messina lanciano un grido d'allarme: «I provvedimenti legislativi da soli non sono sufficienti, c'è bisogno di una maggiore sensibilizzazione». Lo scorso 28 febbraio, il Consiglio dei ministri ha varato una legge per la tutela degli animali domestici. Il testo impone ai padroni di occuparsi della salute e del benessere dei loro animali, di «provvedere alla loro sistemazione, fornendo cure e attenzioni adeguate». Disposizioni ben precise che, contemplano cimiteri riservati, misure minime per le gabbie negli allevamenti, microchip obbligatorio contro il randagismo, riconoscimento della «pet therapy». D'altronde il termine animale deriva dal latino «animal» strettamente collegato alla parola «anima», principio vitale di tutti gli esseri viventi. Ma in quanti considerano realmente gli animali come qualcosa di diverso dagli oggetti? «Un primo passo è stato fatto il 15 gennaio con l'approvazione della Camera dei deputati della proposta di legge che istituisce ex novo due titoli del Codice penale contro il maltrattamento e l'uccisione degli animali – spiega Tiziana Baccarella della Lega nazionale per la difesa del cane – perché, in quanto essere viventi e non cose, hanno diritto di essere tutelati punendo tutti coloro i quali li maltrattano, li seviziano e li abbandonano». Ogni anno, più di 150mila animali domestici vengono abbandonati. «Tanti li portano al canile – continua Baccarella – perché sono malati, sono vecchi o, magari, semplicemente perché non li vogliono più. Ed è penoso vedere gli occhi di quei cani quando i padroni vanno via, lasciandoli lì». Attualmente al canile ci sono 650 cani. «Spesso sentiamo dire di tutto contro il canile – aggiunge la rappresentante della Lega – identificato con i "lager". Certamente il canile non è il posto migliore per i cani anche e soprattutto perché non abbiamo i fondi e il personale umano necessario per far fronte alle mille esigenze degli animali: dal mangiare alle medicine. Contiamo su pochissimi volontari e di un'unica veterinaria, ma basterebbe che ognuno di noi facesse la sua parte, dando un piccolo contributo. La speranza è che, per qualcuno di loro, arrivi un giorno diverso, un'adozione: il canile, d'altronde, è esattamente come un orfanotrofio. È per aiutarli che promuoviamo manifestazioni come "La giornata del randagio", in programma per il prossimo 18 maggio». Insomma, urge una maggiore sensibilizzazione affinché si capisca che nelle vene di quegli animali scorre del sangue e non sono inanimati pupazzi di peluche da posare nel momento in cui ci si stanca di tenerli con sé. Gli abbandonati, in particolar modo durante il periodo estivo, continuano ad essere tantissimi. «È emblematico come la maggior parte delle denunce ci arrivi d'estate – afferma Katia Marchese, presidente provinciale dell'Enpa – e sempre dai turisti che provengono dal nord. Le segnalazioni, invece, ci arrivano principalmente dai vigili urbani, dai carabinieri e dalla polizia stradale. Il problema è che il cittadino messinese ha bisogno di essere svegliato. Ha paura di fare denunce e deve essere spronato». Nell'evidenziare le tante volte in cui cani e gatti vengono portati al Centro sanitario per animali feriti dell'Enpa, Marchese ha aggiunto: «Abbiamo un Centro fasticente e un direttore sanitario, Alessandro Marra, che si alza a tutte le ore del giorno e della notte per soccorrere gli animali che arrivano da noi in condizioni pietose». Che negli ultimi tempi, sia stato dato il via a diverse misure legislative miranti a tutelare gli animali domestici non c'è dubbio, ma quel che si rileva per la città è che, a tutto questo, non si è accompagnato un inelutabile cambiamento di mentalità. «Qui siamo ancora all'anno zero – tuona Luciana Roscia, responsabile della sezione messinese della Lav – perché, prima di parlare di rispetto per gli animali devono esserci due cose che, oggigiorno, mancano: la coscienza dei singoli cittadini e la volontà politica e amministrativa. Ci vorrebbe più controllo, più sinergia e meno strafottenza nei confronti di quegli esseri viventi che non hanno la parola e non possono difendersi». «Seguire un animale che ha bisogno di cure e di affetto a Messina è davvero difficile – sottolinea l'animalista Sandra Di Simone – e nonostante le vecchie e nuove leggi, la situazione è rimasta tale e quale. Si continuano a trovare cucciolate sui binari delle Ferrovie, nei tombini e per strada, così come s'incontrano ovunque cani e gatti abbandonati». L'auspicio è che questa mentalità prima o poi cambi, che arrivi il momento in cui la sensibilità nei confronti degli animali sia un fattore comune e non un'eccezione. Non basta ricordarsi di amarli solo quando si rievocano le belle storie di «Rin Tin Tin» o di «Lilly e il vagabondo» con «Gli aristogatti». Forse sarebbe sufficiente guardarli meglio negli occhi quando li s'incontra e rammentare tutti quegli animali morti d'inedia dopo essere stati allontanati dal proprio padrone.


Il Nuovo domenica 27/4/2003

Come nella favola il Gatto con gli stivali, un felino di nome Marchese
ha attraversato valli e fiumi per ricongiungersi alla sua amata padrona.

Mosca. Sembra la favola del gatto con gli stivali invece è pura realtà. Un felino ha percorso oltre 700 chilometri attraversando confini, valli e fiumi, sotto la neve e sotto il sole, per ritrovare infine la propria padrona nella città meridionale russa di Volgodonsk, circa 1200 chilometri da Mosca. La storia è stata riportata in prima pagina dal quotidiano Komsomolskay Pravda. Marchese, questo il nome del gatto, si era perso nella città ucraina di Dnepropetrovsk nel 2001 durante una visita della sua padrona, Valentina Tiscenko, alla figlia che colà risiede. Dopo lunghe quanto inutili ricerche, disperata, la donna era dovuta tornare in Russia senza il suo amato animale domenistico. Ma due anni dopo, mentre usciva da un negozio vicino alla sua abitazione dove era andata a fare la spesa, si è accorta che un felino si strusciava con insistenza ai suoi piedi. Con sua grande sorpresa la donna ha riconosciuto il suo marchese, un po' provato dalla lunga traversata. Tutto è bene quello che finisce bene.


Corriere delle Alpi domenica 26/4/2003

Scotty e Rocky mancano dallo stesso giorno, il lunedì di Pasqua.
Visti l'ultima volta davanti al Pub di Molini

Spariti due cani

Campo Tures. Forse sono stati rubati Nessuna traccia: una denuncia di furto presentata ai carabinieri I cani spariti senza lasciare traccia. Si teme il furto CAMPO TURES (Bolzano). Spariti, senza lasciare traccia, entrambi nella stessa giornata, il lunedì della settimana santa. Scotty e Rocky, i due cani di razza della famiglia Röck, sono stati visti dai loro proprietari per l'ultima volta davanti al pub Aurinum a Molini di Tures, non lontano dall'abitazione della famiglia. Poi nessun'altra traccia, tanto da far pensare ad un ignobile furto, denunciato ai carabinieri. Sono ormai quasi due settimane che i due cani, Scotty, un Golden Redriver di due anni e mezzo e Rocky, un pastore tedesco di nove mesi, entrambi di pura razza ed entrambi regolarmente contrassegnati e quindi riconoscibili ed identificabili da chiunque, mancano dalla casa dei loro proprietari. Tutti i componenti, ma soprattutto i bambini della famiglia Röck, affezionatissimi ai loro due cuccioloni, stanno soffrendo di questa improvvisa sparizione che ha tutti i connotati di un ignobile furto di animali, perpetrato da ignoti magari approfittando di un momento di libertà delle due bestiole. I cani infatti sono spariti entrambi nella medesima giornata e nella medesima ora, dopo essere stati visti per l'ultima volta assieme nelle vicinanze di un pub della zona produttiva, a Molini di Tures. Difficile pensare ad un incidente che abbia coinvolto insieme i due animali. È ben più verosimile un furto a scopo di lucro. Per questo motivo, la famiglia proprietaria dei dei due cani si è rivolta ai carabinieri di Campo Tures denunciandone la scomparsa ed ha anche lanciato un primo appello attraverso la stampa per riuscire ad ottenere eventuali notizie degli animali. Scotty, il Golden Redriver, porta tatuata sotto l'orecchio la sigla 0BZ57 mentre Rocky, il pastore tedesco, ha sotto pelle il chip elettronico di riconoscimento. Una telefonata giunta alla famiglia nel giorno di Pasqua, ma che non ha potuto aiutare più di tanto, ha segnalato la presenza di due cani simili nella zona di Bolzano e della Bassa Atesina ma senza poter essere più precisa. Per questo la famiglia Röck ha rinnovato il suo appello ai media, promettendo anche una lauta ricompensa a chi dovesse fornire informazioni valide che portino al recupero delle due bestiole. Chi avesse visto Scotty o Rocky o entrambi può contattare i signori Röck ai numeri 340/6943247 oppure 0474/678034 o informare anche i carabinieri di Campo Tures.
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ALTO ADIGE domenica 27 aprile 2003

Inutile finora l'appello dei proprietari
I due cani non si trovano

Campo Tures (Bz). Il velo di ombra e di silenzio calato sulla misteriosa scomparsa dei due cuccioloni Scotty e Rocky - un Golden Redriver il primo ed un pastore tedesco il secondo - non si è purtroppo ancora diradato. Finora nessuno, infatti, ha risposto all'appello della famiglia proprietaria dei due esemplari di pura razza che, lo ricordiamo, sono stati visti l'ultima volta la domenica delle Palme nei pressi del pub Aurinum in zona produttiva a Molini di Tures. Da quel momento non si è trovata più nessuna traccia dei due cani che, con molta probabilità, sono stati rubati da qualche ignobile ladro di animali per trarne un qualche profitto economico dalla loro vendita. Un'ipotesi che hanno fatto anche i padroni delle due bestiole che hanno sporto denuncia ai carabinieri di Campo Tures. I militari dell'Arma hanno avviato le indagini anche se il campo delle ipotesi e delle possibilità appare vastissimo. Uno spiraglio di luce pareva essersi aperto nella giornata di Pasqua, quando una telefonata aveva segnalato la presenza di cani simili nella zona a sud di Bolzano ma anche quella indicazione è risultata troppo vaga per portare ad un qualsiasi risultato. I proprietari di Scotty e Rocky non hanno però perso le speranze ed hanno promesso una ricompensa a chiunque fornirà notizie utili al loro ritrovamento. Il numero di telefono è 340/6943247. (adp)


L'Unione Sarda domenica 27/4/2003

Appello per ritrovare l’animale
Due turisti perdono un cagnolino nella valle di Lanaittu Oliena (Nuoro)

Nuoro. Nel Supramonte, nelle campagne tra Orgosolo, Oliena e Dorgali, non si perdono solo i turisti, ma anche i loro cani. È la storia di Musel, bastardina di sette anni che si è persa nella valle di Lanaithu dopo un’escursione con i padroni a Tiscali. Disperato Andreas Heufs, turista svizzero di quasi quarant’anni, che da mercoledì scorso sta cercando la sua “amica” a quattro zampe. L’uomo ha chiesto a tante persone tra la valle e il paese ma per il momento non c’è alcuna traccia dell’animale. «È di piccola taglia e di color bianco» descrive Musel, il signor Andreas «io parto domani, la mia compagna resta una settimana in più con la speranza di ritrovarla». Insomma, la speranza è l’ultima a morire per il vacanziere svizzero, di un cantone di lingua tedesca, che lancia un appello rivolto a chiunque abbia avvistato Musel negli ultimi giorni, nelle campagne della valle di Lanaithu. «Ha un collare» spiega Andreas «ma sfortunatamente non c’è il numero di telefono. Peccato, sarebbe stata un’opportunità in più». Una telefonata comunque può salvare Musel e restituirla ai suoi padroni. L’avventura della bastardina ricorda quella di un cane lupo perso quest’estate a Cala Gonone da una famiglia toscana. Anche in quella occasione ci fu un appello dei padroni e un ritorno in Sardegna del capofamiglia dopo una segnalazione. Notti all’addiaccio, ricerche in campagna pur di trovare l’animale ma non ci fu niente da fare. Una spiacevole vicenda per la famiglia toscana affezionatissima al cane tanto da sopportare numerosi sacrifici pur di riaverla a casa. Andreas spera invece in un esito diverso e per coloro che hanno notizie della sua Musel lascia il recapito telefonico dell’ufficio informazioni comunale di Cala Gonone dove il turista si è rivolto per avere una mano d’aiuto nella sua difficile ricerca. Questo è il numero da chiamare: 0784/93696. (G. B. N.)


La Gazzetta del Mezzogiorno domenica 27/4/2003

Ionata respinge l'aiuto dei Ds e rassicura: «Il cavallo è solo ferito»
«La tradizione non morirà»
Il sindaco difende la «corsa», parte una petizione

di Antonio Guidone

Chieuti (Fg). Consumata anche la "carrese" del 2003, a cui hanno assistito circa 15mila persone, i riflettori continuano a essere accesi dopo i pesanti e ripetuti attacchi degli animalisti preoccupati dalle presunte sevizie o maltrattamenti subiti dai buoi utilizzati per la manifestazione. «Non abbiamo accettato la polemica - commenta il sindaco Matteo Ionata - e non lo faremo neppure ora. Abbiamo sempre dichiarato di essere disposti al dialogo ed al confronto con quanti, probabilmente non comprendendone il significato, chiedono l'abolizione della nostra corsa. Siamo pronti a valutare e discutere ogni suggerimento, purché avanzato con spirito propositivo e non impositivo». Ionata va oltre. «Anche quest'anno - aggiunge il primo cittadino - le stalle dei "partiti" sono state aperte a quanti hanno voluto rendersi conto di come vengono trattati gli animali. Il veterinario incaricato dall'Asl Fg/1 di visitare le bestie ha confermato che non hanno subìto alcuna violenza. È vero - ammette il sindaco - durante la corsa un cavallo si é ferito, ma solo perché gli si è staccato un ferro da una zampa provocandogli una lacerazione: un incidente come ne possono accadere durante qualsiasi manifestazione equestre». In qualche maniera, il fronte della polemica si allarga anche alla sfera politica. Nei giorni scorsi, infatti, i diesse di Chieuti hanno preannunciato cge, tramite il consigliere regionale Dino Marino, la presentazione a Bari di un disegno di legge per la tutela e salvaguardia della "corsa". «Il Comune di Chieuti - prosegue Ionata - è l'unico ad avere reale titolo a chiedere una legge regionale a difesa e tutela della nostra corsa. Richiesta che sará formalizzata ed ufficializzata a breve dal consiglio comunale». Intanto, in paese, proprio per chiedere la salvaguardia della tradizione e della cultura della corsa dei carri è cominciata una raccolta spontanea di firme e, nel giro di due soli giorni ne sono state raccolte giá oltre mille.


Gazzetta del Sud domenica 27/4/2003
Siracusa Appello al Comune dei gli "Amici" di Charlie

L'animale è stato chiuso nei giorni scorsi nel canile di Floridia
Un cane randagio fa “litigare” due quartieri

di Salvatore Mezio

Canicattini Bagni (Siracusa). Un cane è diventato motivo di scontro tra due quartieri: uno, che lo ha in un certo senso “adottato”, lo protegge; l'altro, invece, che ne denuncia l'aggressività, vuole che il Comune lo chiuda in un canile. A quanto pare l'hanno spuntata questi ultimi, poiché Charlie (questo il nome del cane) nei giorni scorsi è stato chiuso in un canile di Floridia. Ma quanti erano affezionati al cane non sembrano rassegnarsi e sono pronti a chiedere che l'animale venga affidato ad uno di loro. Già qualche settimana fa avevano persino presentato al sindaco una raccolta di firme, per chiedere che Charlie fosse lasciato libero. Gli alunni di una scuola lo avevano addirittura “adottato”, col consenso degli insegnanti che ritengono tale azioni valida da un punto di vista pedagogico. Nella singolare vicenda è intervenuta anche la Lav (Lega anti vivisezione), che ha ricordato come le legge per la tutela degli animali d'affezione e la prevenzione del randagismo prevedono che «i cani che vivono in quartieri e siano di indole docile e le loro condizioni generali e di salute lo consentano possono tranquillamente vivere in libertà. Inoltre – aggiunge la Lav – una circolare del 2001 riconosce e sancisce la figura del cane di quartiere, che può continuare a vivere nel territorio in cui si è stabilito, dove la gente si adopererà per procurare, al tradizionale amico dell'uomo, i parametri minimi di convivenza: alimenti e alloggio di fortuna. La circolare auspica un risveglio di cultura basato su principi e comportamenti di autentica civiltà».


La Repubblica giovedì 26/9/2002
Salute e Prevenzione

E se sono mancate le carezze da piccoli c’è più nervosismo

Sul numero di settembre di "Nature Neuroscience", un gruppo di neurofisiologi svedesi e canadesi, studiosi di immagini cerebrali, documenta, con la risonanza magnetica funzionale, che la carezza, il tocco dolce sulla pelle, a differenza, delle altre sensazioni tattili, non viene registrata dalle aree corticali somatosensoriali (S1 e S2 in sigla), ma dalla corteccia insulare. Inoltre lo studio conferma che le dolci sensazioni delle carezze vengono trasportate da fibre che, fino ad ora, si pensava servissero solo per il dolore: le fibre C, di piccolo calibro, senza rivestimento mielinico e a bassa velocità di trasmissione dell’impulso. Perché è importante aver scoperto che le carezze seguono una via diversa da quella seguita dal tatto? Nella corteccia insulare convergono sensazioni dagli organi interni; è strettamente connessa ai circuiti emozionali, tra cui amigdala e ippocampo (cosiddetto sistema limbico) e al sistema dello stress. E’ questa l’area che viene attivata anche dal dolore, viscerale e psichico. Numerosi studi sugli animali documentano che le carezze, appena nati, sono in grado di programmare al meglio il sistema dello stress. Gli animali che non sono stati accarezzati o, peggio, che sono stati separati precocemente dalla madre, da adulti, hanno un sistema dello stress più sregolato, con conseguente sovrapproduzione di cortisolo e danno all’ippocampo. Gli animali accarezzati invece sono più tranquilli anche da adulti, hanno una minore attivazione dell’amigdala, un aumento dei recettori cerebrali per il neurotrasmettitore della tranquillità (Gaba), una minore attivazione del sistema dello stress. Gli studiosi hanno battezzato queste procedure, tipiche delle cure materne e dell’amore, "limbic touch". Non facciamocele mancare mai: l’ippocampo ci ringrazierà!
(f. b.)

Il Nuovo martedi 24/9/2002

Leishmaniosi, presto una cura
La malattia, trasmessa dalle zanzare, colpisce soprattutto i cani, ma anche gli uomini.
Non esiste un vaccino, ma una donna potrebbe aver scoperto la terapia adatta.

di Linda Marzocchini

Napoli. Si chiama Imma Abbronzino la veterinaria che potrebbe aver scoperto la cura per la leishmaniosi, una malattia che colpisce soprattutto i cani, ma pericolosa anche per gli uomini, provocata da protozoi trasmessi dai flebotomi, ovvero quegli insetti che succhiano il sangue. In altre parole dalle zanzare. In Campania è endemica, soprattutto nella zona ai piedi del Vesuvio, ma è molto diffusa anche in altre regioni d’Italia, come il Lazio e in parte la Toscana. Il problema si ripresenta con maggiore virulenza e frequenza ogni estate, quando il caldo e l’umidità favoriscono la proliferazione della zanzare. Non si tratta di una malattia contagiosa. La si può contrarre solo in seguito alla puntura di un insetto portatore, motivo per il quale un cane o un uomo ammalato non mettono in pericolo altri elementi dello stesso branco o della stessa famiglia. Negli ultimi anni i casi sono aumentati in maniera esponenziale tanto che oggi si pensa che sia stata colpita la metà della popolazione canina residente a Napoli e provincia.
I primi sintomi sono minimi, appena percettibili dagli occhi attenti di un padrone amorevole - crescita delle unghie al di là del normale, depigmentazione del tartufo – ma col progredire della malattia, se non viene curata, la salute del cane, che inizialmente non si rende conto di nulla perché non soffre, peggiora: inizia a perdere il pelo, compaiono delle ferite, la pelle si cosparge di piaghe, i tessuti si necrotizzano, le croste cadono e il cane perde sangue. La conseguenza più drammatica e molto diffusa è la morte dell’animale.
Non esiste un vaccino. Si può solo cercare di prevenire il problema con l’uso assiduo di antiparassitari e cautele a difesa del cane, come l’abitudine di non farlo stare all’aperto nelle ore in cui ci sono le zanzare, durante la notte e soprattutto al tramonto, o con l’accortezza di evitare ristagni d’acqua, come quella raccolta dai sottovasi o presente in stagni e fontane, con l’accensione di zampironi e l’uso di altri insetticidi. In poche parole tutto ciò che suggerisce il buon senso. Utile per il cane come per l’uomo. Ma non sufficiente. Negli ultimi anni infatti le zanzare sono diventate in molti casi resistenti ai più diffusi insetticidi, divenuti così inefficaci, e sono aumentate di numero, forse in conseguenza dei cambiamenti climatici che si sono verificati anche nel nostro Paese, la pioggia di quest’estate alternata a un caldo umido intenso non ha fatto che peggiorare la situazione già grave. Ci sono poi cani più a rischio di altri. Quelli che hanno il pelo corto ad esempio, rispetto a quelli con il pelo lungo. E ci sono parti del corpo inevitabilmente vulnerabili: il muso, il tartufo, le orecchie, la pancia. Insomma non c’è modo di evitare totalmente le punture di zanzare. Si può solo cercare di limitarle. Di conseguenza si sta al caso. Se tra gli insetti ce n’è uno portatore di leishmania, il cane verrà, in caso di puntura, contagiato. Per questo i veterinari più attenti consigliano di ripetere per ogni cane l’esame del sangue almeno due volte l’anno, normalmente prima e dopo l’estate, in modo da scoprire tempestivamente l’eventuale insorgere della malattia.
Nel caso in cui l’animale stia bene l’esito dell’esame sarà negativo, altrimenti viene indicata una presenza variabile di anticorpi, abitualmente descritta come un rapporto di diluizione: 1:40 o 1:80 rappresentano gli stadi iniziali della leishmaniosi, mentre gli stadi più avanzati sono contrassegnati da una presenza di anticorpi pari a 1:2.500. Fino ad oggi una volta scoperta la malattia, il medico ha sempre consigliato una terapia farmacologica basata sull’iniezione di antibiotici che consentono non una vera e propria cura che possa far guarire il cane, bensì un’azione di contrasto per impedire l’evolversi della patologia stessa, comunque latente. Con un ciclo di iniezioni, in un mese il cane sta meglio, ma la malattia non sparisce e anzi può peggiorare in qualsiasi momento, motivo per il quale periodicamente si deve ripetere la cura, “con la conseguenza – spiega la dottoressa Abbronzino – che con il passare degli anni anche i cani nelle migliori condizioni subiscono dei danni irrimediabili all’organismo; di fatto la terapia farmacologica impedisce la morte immediata, ma sul lungo periodo si può constatare che si tratta solo di un ritardo”.
Tutt’altro discorso per la cura omeopatica che la dottoressa Abbronzino ha sperimentato su una decina di cani. “Troppo pochi – spiega – perché il risultato possa essere ritenuto scientificamente attendibile, motivo per il quale ufficialmente a tutt’oggi non esiste”. “Perché la cura acquisisse validità riconosciuta dovrei procedere con una sperimentazione, ad esempio in un canile con cento animali ammalati, dove poterne curare una cinquantina in modo tradizionale e la parte restante con la cura omeopatica in modo da poter confrontare i risultati. Ma per far ciò ci vuole la disponibilità di una struttura, ci vogliono fondi e ci vuole un’apertura mentale che l’omeopatia in Italia non si è ancora conquistata, per questo per il momento mi limito a proporre questa possibilità privatamente, ai clienti che penso possano apprezzare e capire i miei sforzi, senza però poter offrire garanzie. Fino ad oggi infatti ho sempre ottenuto risultati positivi, ma non avendo fatto una sperimentazione su ampia scala non sono in grado di dire che limiti potrei incontrare, se con qualche cane potrebbe non funzionare... le variabili sono molte: le condizioni dell’animale, l’età, lo stato di avanzamento della malattia”.
Esile, occhi scuri e un sorriso accattivante, per ora Imma Abbronzino si accontenta di qualche soddisfazione professionale, della felicità dimostrata dai propri clienti quando hanno scoperto che i loro cani, che pensavano spacciati, erano in realtà guariti. L’ultimo caso, in ordine di tempo, riguarda due beagle di tre anni. Per entrambi la malattia era stata riscontrata a fine giugno, con il consueto esame del sangue. 1:40 per uno, 1:80 per l’altro, era stata la diluizione certificata dal laboratorio di analisi per la presenza di anticorpi. Dopo due mesi di cure quotidiane, con un nuovo prelievo l’esito degli esami è stato per entrambi negativo. Dovranno proseguire il trattamento per almeno un anno, e ripetere gli esami ogni due mesi per altre due volte. “Dopo tre risultati negativi consecutivi, si può considerare il cane guarito – assicura la dottoressa Abbronzino – anche se esiste la possibilità di contrarre la malattia nuovamente, in futuro, in seguito ad un’altra puntura di zanzara”.
E se nel caso dei due beagle si potrebbe obbiettare che erano a uno stadio iniziale della leishmaniosi, la dottoressa Abbronzino racconta comunque di aver ottenuto risultati soddisfacenti anche con un cane che invece presentava valori altissimi, 1:2500. Con il tempo i valori si sono di volta in volta dimezzati fino a raggiungere la soglia minima di 1:80, da cui probabilmente non si otterrà mai la negativizzazione, ma il cane è comunque salvo. E ciò è quanto basta a questa trentenne che con passione non cerca né gloria né pubblicità, ma lavora esclusivamente e tenacemente per il bene degli animali che si trova a curare. Per loro ha già combattuto altre battaglie in passato, in un territorio e in un Paese dove comunque la tendenza è quella di considerare un animale inferiore all’uomo, e per questo la sua vita meno importante. Ma a lei non importa. Ha lottato, con alcuni risultati, anche se ancora la battaglia non è finita, per la diffusione di medicinali veterinari nella farmacie napoletane, dove fino a due anni fa molto spesso alcuni farmacisti negavano semplicemente l’esistenza di alcuni prodotti per non doverli ordinare, sostituendoli arbitrariamente con altri per uso umano. Oggi questo non è più possibile grazie a una legge varata circa un anno fa, che impone al farmacista di consultare il veterinario curante per l’eventuale sostituzione di un farmaco.
Nel caso dei prodotti omeopatici, non sono diffusi capillarmente come quelli farmaceutici. In parte perché meno richiesti, in parte perché meno costosi e per questo osteggiati dalle ditte farmaceutiche che evidentemente perderebbero una cospicua fetta di guadagni se l’omeopatia si affermasse. Nel caso della cura per la leishmaniosi messa a punto dalla dottoressa Abbronzino per esempio, sono necessari tre prodotti: Sulfur 200 ch, Mercurius solubilis 30 ch e Iodum 30 ch, tutti venduti in confezioni dal costo medio di 6 euro a tubetto.
La cura è basata sulla somministrazione quotidiana delle pillole (per cui è assolutamente da evitare il contatto con le mani o con oggetti in metallo, che ne annullerebbero l’effetto) con la seguente scadenza: una di Sulfur ogni dieci giorni, e una di Mercurius e di Iodum negli altri giorni, un’ora prima o tre ore dopo i pasti. Considerato che un tubetto di Iodum contiene circa 80 granuli, uno di Mercurius 140, e uno di Sulfur circa 200, con una scadenza, se acquistati oggi, che oscilla tra il 2006 e il 2007, si deduce immediatamente quanto sia modesta la spesa. Decisamente inferiore rispetto alla tradizionale cura farmacologica, l’unica oggi riconosciuta ufficialmente.

Il Piccolo di Trieste sabato 22/9/2002

Cani e gatti malati potranno stare tranquillamente coi loro padroni
Epilessia e diabete, se curati non creano rischio di vita

di Fulvia Ada Rossi

Come gli uomini anche cani e gatti possono venire colpiti da due gravi malattie che non potendo essere guarite richiedono una terapia che duri per tutta la vita, ma che una volta presa l’abitudine, permette loro comunque di vivere felici con i loro padroni. Queste due entità nosologiche sono il diabete e l’epilessia. L’epilessia, o più correttamente la sindrome convulsiva, è una manifestazione neurologica di uno stato di sofferenza del cervello che compare in maniera imprevedibile ed è associata a numerose cause (spesso infatti non sarà proprio possibile per il medico identificarle). Raggiunta la diagnosi, la terapia viene instaurata al fine di ridurre la frequenza, la durata e la gravità degli attacchi. In linea generale non si instaura una terapia dopo una sola crisi, ma si aspetta che a questa ne segua qualche altra al fine di ricercare eventuali correlazioni con stati emozionali o fisiologici (prossimità dell’estro nelle femmine non sterilizzate). Per controllare una crisi in atto si somministra un tranquillante come il diazepam (Valium), per via endovenosa o rettale (esistono in commercio dei clisteri che possono essere somministrati facilmente dal proprietario). Al proprietario si spiega che una volta decisa la terapia, questa dovrà durare tutta la vita e non potrà essere sospesa bruscamente, che potranno essere necessari degli aggiustamenti dei dosaggi (con controlli periodici dei valori ematici), che nel caso del fenobarbitale il farmaco andrà somministrato due volte al giorno, ma che comunque l’animale, cane o gatto che sia, potrà condurre un’esistenza felice con il padrone. Il diabete è invece una malattia che viene sospettata nel caso di animali portati alla visita perché bevono molto e urinano molto, e a volte hanno molta fame; una prima distinzione si fa tra diabete insipido (causato da un deficit di ormone antidiuretico) e diabete mellito (causato da un deficit di insulina). Il medico si basa su una anamnesi dettagliata e per emettere una diagnosi e stabilire la terapia si avvale di un esame del sangue e delle urine: infatti il glucosio presente in eccesso nel sangue viene filtrato e può essere rilevato (anche dal proprietario) con delle strisce che cambiano colore a seconda della sua concentrazione nelle urine. La terapia di questa malattia si base su un regime alimentare controllato sia qualitativamente e quantitativamente che temporalmente; infatti il soggetto deve mangiare a orari precisi dopo l’iniezione di insulina. La somministrazione di farmaci ipoglicemizzanti orali non sortisce gli stessi effetti che nell’uomo e viene eventualmente tentata nei casi più lievi. Anche in questo caso il soggetto vivrà più che dignitosamente e a lungo.